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Studiando le scienze della politica si impara subito, semplificando molto, che se la politica è qualcosa è certamente espressione di un potere che legittima azioni che si riferiscono alla polis, cioè allo Stato. Senza la possibilità di esercitare un potere, la politica – e chi la incarna nelle diverse forme di rappresentanza – perde la propria ragion d’essere e si trasforma in apparato amministrativo, cioè un soggetto autoreferenziale che ‘amministra’ l’esistente, senza prospettive a medio e a lungo termine, subendo, quando non impendendo, il cambiamento e lo sviluppo.
Se la politica perde il potere di decidere, di facilitare la condivisione di una visione e prospettare risposte, soluzioni, miglioramenti, diviene inutilmente parassitaria, ma soprattutto mostra l’inutilità dell’esercizio di un altro potere democratico, speculare, che è il voto dei cittadini.
Se fino alla fine degli anni ’80 in Italia si votava per passione, per convinzione, per visione del mondo, in forza dell’esercizio di un diritto non ancora dato per scontato, nel 2024 – con una tendenza che si è andata esacerbando nel corso degli ultimi 20 anni – la maggioranza dei cittadini sceglie l’astensione non trovando alcuna differenza determinante tra partiti e relative proposte: deboli, faticosamente litigiose e inconsistenti, in definitiva impotenti. La crisi è trasversale, quasi apartitica, colpisce – anche se per ragioni diverse – partiti di destra e di sinistra, movimenti e nuove iniziative politiche di qualunque genere. Continuando a dare fiducia al nuovo, giusto per ‘vedere’ se l’ultimo arrivato è più capace dei precedenti, gli italiani si sono infilati in una spirale (irreversibile?) di riduzione progressiva e ineluttabile della qualità politica dei rappresentati eletti, generalmente fatta di personaggi dalle scarse capacità politiche, ma dall’eccellente talento nell’intrattenimento. Hanno riposto fiducia in chiunque criticasse a gran voce il passato, promettendo di cambiare tutto, salvo poi rimanere delusi proporzionalmente alla grandiosità delle promesse.
Ora le ‘nuove’ opportunità sembrano esaurite, personaggi della speranza non ce ne sono, almeno non di credibili o rassicuranti, e quindi resta l’astensione, che non è data solo dal disinteresse di chi si chiude nel proprio privato, ma anche da chi non vuole essere complice della solita storia di incapacità e fallimento. Va ricostruita la ‘passione’ per la politica, l’identificazione con una visione del mondo, il desiderio risolutivo di far parte di qualcosa, una comunità che si muove coesa verso un obiettivo, e per ciò va ricostruita la politica, il suo ruolo, la sua incidenza oggettiva e non solo di intrattenimento, sulla vita e sul futuro.
I leader non dovrebbero appagarsi con il riscontro popolare del proprio gradimento personale, ma guidare un cammino faticoso in un contesto complesso, che riporti le persone ad occuparsi di politica, quella della progettualità, dell’esercizio di un potere costruttivo, del cambiamento. Ne saranno capaci?
Chiara Moroni
Scritto da: Radio Glox
Il coordinatore Cisl per l'area di Foligno-Spoleto Bruno Mancinelli: "Serve una nuova civitas appenninica, un aiuto reale per salvare quei territori"
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