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Oggi vi voglio parlare di due volumi molto interessanti usciti per i tipi della Midgard Editrice e della Laterza. Il primo libro, editato nella Collana Saggistica della Midgard Editrice, si intitola Vedānta Advaita e Scienza Moderna.
I due autori sono Riccardo Tennenini, studioso del Vedānta Advaita, e Raffaele Pescitelli, appassionato di fisica divulgativa. In questo prezioso saggio vengono illustrate le relazioni che intercorrono fra Metafisica Orientale – in particolare del Vedānta Advaita, che è uno dei sei darśana (sentieri, punti di vista) della sapienza indiana che si rifà agli antichi Veda – e la Scienza Occidentale.
Si mette in evidenza quindi come gli antichi Rishi vedici e i sapienti indiani di epoca posteriore abbiano esposto delle dottrine che sono state poi riprese e confermate dalla scienza moderna. Nel volume si alternano i nomi di Śaṅkara e di Swami Vivekananda, grandi filosofi e mistici orientali, a quelli Erwin Schrödinger, Werner Karl Heisenberg, Albert Einstein e Nikola Tesla, grandi scienziati occidentali. Le Upaniṣaṣ indiane affermano che tutto è Brahman e i moderni scienziati europei giungono alla stessa conclusione, dopo diversi secoli. Il secondo volume di cui vi voglio parlare è invece 1289 la battaglia di Campaldino di Federico Canaccini, studioso di storia medievale, editato da Laterza.
L’autore ci descrive in maniera avvincente e particolareggiata gli eventi storici che portarono al fatale scontro dell’11 giugno del 1289, nel giorno di San Barnaba, i due grandi eserciti di Firenze e di Arezzo. Ai piedi del castello di Poppi, nel Casentino, l’oste guelfa di Firenze e quella ghibellina di Arezzo si affrontarono in una sanguinosa battaglia, che vide alla fine la disfatta dell’esercito ghibellino.
Sfogliando il libro scorrono sotto i nostri occhi i grandi nomi di quei protagonisti: Dante Alighieri, che era un giovane cavaliere dell’esercito fiorentino, Cecco Angiolieri, lo scapestrato senese, di fede guelfa, Corso Donati, che con il suo intervento fece vincere la battaglia ai fiorentini, Guglielmino degli Ubertini, vescovo di Arezzo e capo delle schiere ghibelline, Guglielmo dei Pazzi di Valdarno e Bonconte da Montefeltro, valorosi condottieri ghibellini, tutti caduti sul campo. Dante Alighieri anni dopo, da esule della parte guelfa bianca, volle rendere onore ai suoi avversari ghibellini di allora narrando nel quinto canto del Purgatorio la morte di Bonconte da Montefeltro e la scomparsa del suo corpo. Quello del vescovo Guglielmino degli Ubertini fu invece traslato l’11 giugno 2008, nel 719° anniversario della battaglia, dalla chiesa di Certomondo, dove era stato inumato dopo la morte, al duomo di Arezzo, dove ora riposa.
Fabrizio Bandini
Scritto da: Radio Glox
Giulia Zago (Ecipa CNA): "Un consiglio ai giovani, andate oltre i pregiudizi".
con Federico Fabrizi
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